Sociologo contadino, custode di semi e costruttore di cumparaggio, è presidente e socio fondatore della cooperativa sociale Monte Frumentario – Terra di Resilienza, realtà nata nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni per ricostruire relazioni tra agricoltura, comunità e aree interne.
Dal 2005 anima il Palio del Grano, una gara di mietitura a mano che coinvolge gli otto rioni del paese e i loro paesi “compari” del Cilento. Dal 2008 cura la Biblioteca del Grano: un campo parcellare dove, anno dopo anno, decine di varietà tradizionali vengono seminate in forme simboliche — soli, spirali, labirinti — come pratica viva di biodiversità.
“Il modo migliore di conservare i semi è seminarli.”
Nel 2017 apre a Caselle in Pittari il Mulino a pietra del Monte Frumentario, dove vengono macinate farine integrali ottenute da varietà locali come Janculidda e Russulidda, distribuite attraverso relazioni dirette di fiducia e reciprocità più che attraverso logiche commerciali tradizionali.
Per Antonio il pane è un atto politico. Coltivare, macinare e mangiare il proprio grano nella propria terra significa difendere sovranità alimentare, paesaggio e autonomia culturale, lontano dalla “tipicità da vetrina” e dalle narrazioni rurali costruite per il consumo turistico.
Non parla di “grani antichi”, ma di grani del futuro: semi in continua evoluzione, capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici e di custodire una memoria agricola ancora viva.
Anche il suo modello relazionale rifiuta l’idea di rete come semplice struttura organizzativa. Al centro c’è il cumparaggio: una forma di legame mutualistico fondata su fiducia, reciprocità e responsabilità condivisa. Una comunità che si costruisce nei campi, nella restituzione, nella festa.
Per Antonio il vero dramma delle aree interne non è lo spopolamento, ma lo spaesamento: la perdita del sapere dove si è. Per questo custodisce il linguaggio contadino di Caselle in Pittari, le parole dialettali legate alla terra, ai semi, alle stelle e ai cicli agricoli, perché custodire il linguaggio significa custodire il territorio.
Nella sua visione, la vera grammatica del Mediterraneo non è la Dieta Mediterranea ridotta a brand, ma la triade mediterranea fatta di grano, vite e ulivo insieme agli animali, ai forni, ai campi e alle pratiche comunitarie che hanno costruito il paesaggio rurale del Sud.
La sua agricoltura è organica e rigenerativa, senza diserbanti né concimi chimici, con semina su sodo e biofertilizzanti autoprodotti. Un modello che include anche percorsi di inserimento lavorativo per persone in trattamento da dipendenze, attraverso un’esperienza concreta di terra, responsabilità e relazione tra pari.
Il suo lavoro è raccontato dal documentario La Terra Mi Tiene di Sara Manisera, presentato al Trento Film Festival nel 2023, e nel 2021 gli è valso il riconoscimento “Patrimonio Vivente” a Ravello.
Ma le parole che più raccontano il suo mondo restano quelle dette in piedi, in mezzo al campo:
“Siamo noi il grano. Letteralmente. Non in senso bucolico, quello proprio non ci interessa, ma in senso vero.”